Ibra Volevo smettere, Pioli mi ha convinto a restare al Milan. E ora sto troppo bene

Lattaccante intervistato da Ambrosini su Sky Dopo i primi sei mesi non volevo restare, ma il tecnico mi ha detto se vai via tu, qui cambia tuttoZlatan Ibrahimovic. Getty ImagesStuzzicato dallex milanista Massimo Ambrosini a Milanello per il programma 23 su SkySport24, Zlatan Ibrahimovic ha regalato alcune perle delle sue. Mai banale, Ibra. E anche divertente, nel backstage. Dimmi, che cosa vuoi sapere, tutti i segreti - ha chiesto ad Ambrosini -. Se ti dico tutti i segreti non va bene. Cos hai pi Ibra in tutto il mondo e non esiste un secondo Ibra..., ha precisato. Poi, riferendosi a qualcuno dietro le telecamere Guarda come mi studia. Vuol capire com Ibra. Nessuno lo sa, un segreto, non te lo dico. E ancora Qual era la tua camera, Ambro La mia quella camera di boss e lex milanista ha poi precisato che era quella occupata da Silvio Berlusconi durante le sue visite.A passeggio per i viali di Milanello, Ibra ha confessato di sentirsi a casa, poi quando sono qui faccio tutte le cose che bisogna fare, non ho fretta di tornare a casa perch sono gi a casa. Il mio primo giorno di dieci anni fa non me lo ricordo, mi ricordo solo che ho fatto un record nei test... La settimana prima avevamo giocato Barcellona-Milan, la settimana dopo ero qui. Ricordo che mi dicevano tutti dai, torna con noi... Galliani venuto a casa mia a Barcellona, ha tolto la giacca e ha detto non vado via di qui finch non firmi. Non ho ancora le risposte su quello che era il vero problema a Barcellona con me, se cerano si potevano risolvere. Io sono stato uomo se ci sono problemi che non conosco, allora vado via, ho detto. Su di me cerano il Milan e altre squadre, ma conoscevo Milano dai tempi dellInter e il valore del club. Eppoi, con i giocatori che cerano, non mancavano gli stimoli. Sapevo che avremmo vinto qualcosa. Era una sfida. Quando qualcuno parla contro, mi d adrenalina per convincere che non come dicono. Dicevano che era una sfida difficile da vincere. Ma se ho vinto con Juve e Inter, posso vincere anche con Milan, dicevo io. Meglio portare il Milan al top che continuare a vincere con altre squadre. Se avessi avuto paura, non avrei firmato. E la stessa cosa accaduta quando sono andato al Manchester United. Io faccio il contrario di quello che tutti dicono.Mi sento diverso S, molto diverso - ha detto ancora Ibrahimovic -. Allepoca il livello era molto alto e io andavo a duemila, ma ero un altro giocatore. Le cose che faccio oggi le potevo fare dieci volte di pi, allora. Dieci anni fa, per esempio, andavo basso per cercare il pallone, ora non lo faccio pi perch altrimenti perdo energia per stare vicino alla porta, dove servo di pi. Quando sei pi giovane sei pi rocknroll, adesso capisco di pi le situazioni. Se accetto un passaggio sbagliato No. Se chiedo tanto S. Poi dipende da come prendi il compagno. Se ti rilassi in allenamento, ti rilassi anche in partita. Magari per i brasiliani diverso... La squadra qui mi ha preso bene perch mi hanno detto tu facci vedere strada che noi ti seguiamo. Con voi era diverso, avevate gi vinto tanto. Cerano tanti che mi caricavano, Seedorf era uno dei pi forti. Non dico che ho sempre ragione io, espongo la mia visione, poi si vede chi ha ragione. Fisicamente oggi sto molto meglio di prima.Pi passano gli anni pi un calciatore cambia, anche nel suo modo di giocare - ha continuato Ibra -. Al Milan abbiamo un mister che chiede di giocare in un certo modo. Mi piace, Pioli ha trovato un modo per fare uscire il massimo delle mie qualit, mi mette nelle condizioni di aiutare nel migliore dei modi la squadra. Mi chiede molte cose, come chiede agli altri. E normale che voglio giocare sempre. A volte gli dico che meglio che riposi, mentre lui preferisce che giochi 45 minuti e poi esca. In Europa League, per esempio. Ho delle responsabilit e i compagni mi rispettano tanto. Mi piace questa situazione. Dove possiamo arrivare Vediamo, la squadra ha tanta fame, ha tanta voglia, e poi stiamo facendo bene. Non ci sono sogni e obiettivi, giochiamo una partita alla volta. Io ce lho il mio obiettivo, ma come squadra bisogna fare meglio della passata stagione. Non diciamo dobbiamo arrivare l. La squadra molto giovane, alcuni ragazzi non hanno molto feeling con la vittoria. Ora non bisogna rilassarsi e qui entro in campo io, non bisogna mai essere soddisfatti. Sappiamo di non essere come Juve e Inter, qui ci sono giocatori che non possono giocare tutte le partite, devono crescere. Non sono abituati a giocare per raggiungere certi obiettivi. Penso che possiamo raggiungere la Champions, per non conta solo il talento, ma anche il sacrificio, la disciplina, tutti piccoli dettagli che fanno la differenza.Non mi piace chi mi dice sempre di s. Sembra che sia un boss o il presidente, non cos. Sono me stesso e si discute - ha detto Ibra -. Metto tanta pressione, vero, chiedo tanto e non vado in giro a dare baci a tutti. Ho visto The Last Dance il documentario su Michael Jordan, ndr, la mentalit quella. Ho vinto quello che ho vinto e sono ancora qui, c un motivo. Non tanti riescono a capire le pressioni che ci sono a questi livelli, io sono riuscito in tutta la mia carriera a stare a livello top. A questo livello o mangi o ti mangiano. E io ho scelto di mangiare. Cosa far quando smetter Vedremo. Ai miei figli metto disciplina perch devono capire come funzionano le cose. Un futuro da allenatore Non penso, fare lallenatore stressante. Non so se riuscirei a vedere giocatori che non riescono a fare quello che ho fatto io. Fino a quando posso stare bene, vado avanti. Se si sta bene fisicamente ce la fai, come Totti. Non manca la qualit. A volte i giocatori non accettano che finita, ma quello dovuto allego. Pensi che sei ancora il pi forte, che ce la fai. Io non ce lho questo ego perch sono realista. Sono andato in America perch sapevo che non riuscivo pi a fare le cose che facevo prima in Inghilterra. L il mio ego sceso e sono andato in America a ripartire da zero. E in due anni l mi sono sentito vivo, a quel punto ho deciso di tornare in Italia. Nei primi mesi al Milan non stavo benissimo, non mi allenavo da un po. Dopo i primi sei mesi Pioli mi chiese cosa vuoi fare Non continuo, basta. Il sacrificio che dovevo fare era troppo, pensavo anche alla famiglia in Svezia, per sei mesi va bene, ma se faccio un altro anno come questi sei mesi, no. Il giorno dopo Pioli mi ha richiamato e mi ha detto ti ho lasciato dire di no con troppa facilit, tu devi rimanere, se non resti qui sar unaltra cosa. Non stato per il contratto, che sono rimasto, a questa et non importante. Contano i valori e il rispetto. La sfida era ancora pi difficile. Non volevo avere rimpianti, cos ho chiamato Mino Raiola e ho detto va bene, chiudi tutto. Ora sono pronto a smettere No, perch mi sento troppo bene.Tipster space - Betting Tips and Predictions from experts - Bet Advisor, Tipster premium sports betting tips from experts. Odds comparison, manage your bet, tipster competition, free bets, Bonus comparations.

 
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Ibra: Volevo smettere, Pioli mi ha convinto a restare al Milan. E ora sto troppo bene"
06 · dic · 2020
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L'attaccante intervistato da Ambrosini su Sky: "Dopo i primi sei mesi non volevo restare, ma il tecnico mi ha detto: se vai via tu, qui cambia tutto"
Zlatan Ibrahimovic. Getty ImagesStuzzicato dall'ex milanista Massimo Ambrosini a Milanello per il programma "23" su SkySport24, Zlatan Ibrahimovic ha regalato alcune perle delle sue. Mai banale, Ibra. E anche divertente, nel backstage. "Dimmi, che cosa vuoi sapere, tutti i segreti? - ha chiesto ad Ambrosini -. Se ti dico tutti i segreti non va bene. Così hai più Ibra in tutto il mondo e non esiste un secondo Ibra...", ha precisato. Poi, riferendosi a qualcuno dietro le telecamere: "Guarda come mi studia. Vuol capire com'è Ibra. Nessuno lo sa, è un segreto, non te lo dico". E ancora: "Qual era la tua camera, Ambro? La mia è quella: camera di boss" (e l'ex milanista ha poi precisato che era quella occupata da Silvio Berlusconi durante le sue visite).A passeggio per i viali di Milanello, Ibra ha confessato di sentirsi "a casa, poi quando sono qui faccio tutte le cose che bisogna fare, non ho fretta di tornare a casa perché sono già a casa. Il mio primo giorno di dieci anni fa non me lo ricordo, mi ricordo solo che ho fatto un record nei test... La settimana prima avevamo giocato Barcellona-Milan, la settimana dopo ero qui. Ricordo che mi dicevano tutti: dai, torna con noi... Galliani è venuto a casa mia a Barcellona, ha tolto la giacca e ha detto: non vado via di qui finché non firmi. Non ho ancora le risposte su quello che era il vero problema a Barcellona con me, se c'erano si potevano risolvere. Io sono stato uomo: se ci sono problemi che non conosco, allora vado via, ho detto. Su di me c'erano il Milan e altre squadre, ma conoscevo Milano dai tempi dell'Inter e il valore del club. Eppoi, con i giocatori che c'erano, non mancavano gli stimoli. Sapevo che avremmo vinto qualcosa. Era una sfida. Quando qualcuno parla contro, mi dà adrenalina per convincere che non è come dicono. Dicevano che era una sfida difficile da vincere. Ma se ho vinto con Juve e Inter, posso vincere anche con Milan, dicevo io. Meglio portare il Milan al top che continuare a vincere con altre squadre. Se avessi avuto paura, non avrei firmato. E la stessa cosa è accaduta quando sono andato al Manchester United. Io faccio il contrario di quello che tutti dicono"."Mi sento diverso? Sì, molto diverso - ha detto ancora Ibrahimovic -. All'epoca il livello era molto alto e io andavo a duemila, ma ero un altro giocatore. Le cose che faccio oggi le potevo fare dieci volte di più, allora. Dieci anni fa, per esempio, andavo basso per cercare il pallone, ora non lo faccio più perché altrimenti perdo energia per stare vicino alla porta, dove servo di più. Quando sei più giovane sei più rock'n'roll, adesso capisco di più le situazioni. Se accetto un passaggio sbagliato? No. Se chiedo tanto? Sì. Poi dipende da come prendi il compagno. Se ti rilassi in allenamento, ti rilassi anche in partita. Magari per i brasiliani è diverso... La squadra qui mi ha preso bene perché mi hanno detto: tu facci vedere strada che noi ti seguiamo. Con voi era diverso, avevate già vinto tanto. C'erano tanti che mi caricavano, Seedorf era uno dei più forti. Non dico che ho sempre ragione io, espongo la mia visione, poi si vede chi ha ragione. Fisicamente oggi sto molto meglio di prima"."Più passano gli anni più un calciatore cambia, anche nel suo modo di giocare - ha continuato Ibra -. Al Milan abbiamo un mister che chiede di giocare in un certo modo. Mi piace, Pioli ha trovato un modo per fare uscire il massimo delle mie qualità, mi mette nelle condizioni di aiutare nel migliore dei modi la squadra. Mi chiede molte cose, come chiede agli altri. E' normale che voglio giocare sempre. A volte gli dico che è meglio che riposi, mentre lui preferisce che giochi 45 minuti e poi esca. In Europa League, per esempio. Ho delle responsabilità e i compagni mi rispettano tanto. Mi piace questa situazione. Dove possiamo arrivare? Vediamo, la squadra ha tanta fame, ha tanta voglia, e poi stiamo facendo bene. Non ci sono sogni e obiettivi, giochiamo una partita alla volta. Io ce l’ho il mio obiettivo, ma come squadra bisogna fare meglio della passata stagione. Non diciamo: dobbiamo arrivare là. La squadra è molto giovane, alcuni ragazzi non hanno molto feeling con la vittoria. Ora non bisogna rilassarsi e qui entro in campo io, non bisogna mai essere soddisfatti. Sappiamo di non essere come Juve e Inter, qui ci sono giocatori che non possono giocare tutte le partite, devono crescere. Non sono abituati a giocare per raggiungere certi obiettivi. Penso che possiamo raggiungere la Champions, però non conta solo il talento, ma anche il sacrificio, la disciplina, tutti piccoli dettagli che fanno la differenza"."Non mi piace chi mi dice sempre di sì. Sembra che sia un boss o il presidente, non è così. Sono me stesso e si discute - ha detto Ibra -. Metto tanta pressione, è vero, chiedo tanto e non vado in giro a dare baci a tutti. Ho visto "The Last Dance" (il documentario su Michael Jordan, ndr), la mentalità è quella. Ho vinto quello che ho vinto e sono ancora qui, c'è un motivo. Non tanti riescono a capire le pressioni che ci sono a questi livelli, io sono riuscito in tutta la mia carriera a stare a livello top. A questo livello o mangi o ti mangiano. E io ho scelto di mangiare. Cosa farò quando smetterò? Vedremo. Ai miei figli metto disciplina perché devono capire come funzionano le cose. Un futuro da allenatore? Non penso, fare l'allenatore è stressante. Non so se riuscirei a vedere giocatori che non riescono a fare quello che ho fatto io. Fino a quando posso stare bene, vado avanti. Se si sta bene fisicamente ce la fai, come Totti. Non manca la qualità. A volte i giocatori non accettano che è finita, ma quello è dovuto all'ego. Pensi che sei ancora il più forte, che ce la fai. Io non ce l'ho questo ego perché sono realista. Sono andato in America perché sapevo che non riuscivo più a fare le cose che facevo prima in Inghilterra. Lì il mio ego è sceso e sono andato in America a ripartire da zero. E in due anni lì mi sono sentito vivo, a quel punto ho deciso di tornare in Italia. Nei primi mesi al Milan non stavo benissimo, non mi allenavo da un po'. Dopo i primi sei mesi Pioli mi chiese: cosa vuoi fare? Non continuo, basta. Il sacrificio che dovevo fare era troppo, pensavo anche alla famiglia in Svezia, per sei mesi va bene, ma se faccio un altro anno come questi sei mesi, no. Il giorno dopo Pioli mi ha richiamato e mi ha detto: ti ho lasciato dire di no con troppa facilità, tu devi rimanere, se non resti qui sarà un'altra cosa. Non è stato per il contratto, che sono rimasto, a questa età non è importante. Contano i valori e il rispetto. La sfida era ancora più difficile. Non volevo avere rimpianti, così ho chiamato Mino Raiola e ho detto: va bene, chiudi tutto. Ora sono pronto a smettere? No, perché mi sento troppo bene".





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